Ford non ci sarà nel 2027!

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Giacomo Cunial

La nostra intervista completa a Malcolm Wilson in esclusiva

A quasi settant’anni, Wilson non parla da dirigente distaccato ma da custode di un mondo che ha costruito e che non intende abbandonare.

Tra responsabilità verso centinaia di dipendenti e la convinzione che il rally possa ancora avere un futuro competitivo e credibile, emerge l’immagine di uno sport fragile, ma non rassegnato. Il rally sopravvive grazie alla determinazione di figure chiave, in attesa di capire se il 2027 sarà davvero l’inizio di una nuova fase o solo l’ennesimo tentativo di rimandare il declino.


Wilson: Ricognizioni illegali… (legge dalle felpe ndr.) non ho mai fatto niente del genere. No, per niente.
Quindi, come vi è venuta l’idea delle ricognizioni abusive?

Service Park: Perché in Italia è un argomento molto, sai, molto sentito tra i piloti. È come… non so come dirlo in inglese… è una specie di meme, è un tabù. Sì, è un tabù in Italia e anche a livello internazionale. Però abbiamo avuto quella sfortunata storia legata a Gigi Galli, sulle ricognizioni illegali in Svezia nel 2002-2003.

Wilson: Ah sì, perché fu escluso, giusto? Dalla FIA, era con Mitsubishi ufficiale. Sì, me lo ricordo.

Service Park: dov’è la Panda R5?
Wilson: Penso sia in Italia.
SP: Dove?
Wilson: Non lo sappiamo. Né io né voi.
È stato un progetto entusiasmante, in realtà (ride, ndr).

SP: Com’è nato quel progetto?
Wilson: Beh… posso dirlo? Forse è meglio di no. Meglio non dire nulla.
Va bene, nessun problema.
SP: Dove l’hai vista?
Wilson: Qui, credo.
SP: Io l’ho vista a Milano.
Wilson: A Milano?
SP: Sì.
Wilson: Beh, penso sia in Italia. Sì, è in Italia. Qualche tipo a caso in Italia…

SP: In Italia ti conosciamo come “lo zio”.
Wilson: Lo zio?
SP: Sì, per noi appassionati di rally sei come lo zio… o il padrino.
Wilson: Il padrino forse è troppo, ma va bene: lo zio.


Giacomo: Prima domanda: oggi M-Sport è molto più di un team rally. Come è cambiata la tua filosofia nel tempo, dal rally a ciò che siete oggi?

Malcolm: È una bellissima domanda. Hai ragione: tutta la mia vita è stata il rally. Sono sempre stato concentrato solo su quello, sulla produzione. Il mio business è stato costruito intorno a Ford, già prima del contratto del 1996.
Anche dopo, la filosofia era la stessa: rally e basta. Poi, all’improvviso, arrivò l’opportunità di entrare nel GT3 con Bentley, proprio quando Ford decise di ridurre l’investimento nel WRC. Il tempismo fu perfetto, cruciale per l’azienda.
Abbiamo corso con Bentley per sette-otto anni, cercando comunque di restare nel WRC. Poi, tre anni fa, Jim Farley, presidente Ford, venne a visitarci. Voleva vedere le nostre strutture, e da lì nacque il progetto Dakar.

Oggi facciamo ancora WRC, ma senza un vero coinvolgimento Ford. Il focus di Ford ora è tutto sulla Dakar. Intanto l’azienda è cresciuta in altri settori: il reparto più impegnato oggi è quello dei motori a benzina.Costruiamo motori per tutti i prodotti rally: cross-country, Rally1, Rally2, Rally3, Rally4, Rally5. Ora facciamo anche i motori GT3 per la Ford Mustang e circa il 30% dei motori del BTCC. È curioso, considerando che il mondo va verso l’elettrico.

Giacomo: Com’è oggi il rapporto con Ford e con il rally?

Malcolm: Ad oggi, Ford non ha interesse nel rally “tradizionale”. Ci ha aiutato molto nello sviluppo della Puma, ma alla fine della scorsa stagione il supporto è cessato. Ford non produce più Fiesta o Focus, quindi l’unico focus è il cross-country con il Raptor.
In futuro non si sa, ma oggi per noi il WRC è difficile: dipendiamo da sponsor e dai piloti che devono investire.

Giacomo: M-Sport resta comunque il costruttore con più auto nei rally.

Malcolm: Sì, siamo l’unico costruttore presente in tutte le categorie, dalla Rally1 alla Rally5. Per numero di auto in gara siamo tra i primi tre, se non i primi.
È frustrante, perché so che abbiamo una macchina capace di vincere. Lo abbiamo dimostrato: John Armstrong ha vinto le ultime due gare dell’Europeo con la Fiesta. Il problema è commerciale, rispetto a Toyota, Hyundai e Škoda.

Giacomo: Come è iniziato il programma ufficiale Ford con M-Sport?

Malcolm: Nel 1996 il programma rally Ford era gestito internamente a Boreham. Cercavano di esternalizzarlo. Durante il Rally di Finlandia portammo due privati, Jarmo Kytölehto e Harri Rovanperä, e finimmo terzi sul podio, davanti alla prima Ford ufficiale.
Questo convinse Ford che il programma poteva essere gestito da noi. A novembre arrivò il contratto. Sono passati 28 anni e siamo ancora qui: ne siamo molto orgogliosi.

Giacomo: Regolamenti 2027: è la strada giusta?

Malcolm: Dovevamo fare qualcosa. Il panorama cambia continuamente. Sei mesi fa Škoda avrebbe smesso di produrre la Fabia nel 2026, ora la produzione è estesa al 2030.
Credo che i regolamenti 2027 siano giusti per il futuro. Probabilmente all’inizio ci sarà solo Toyota, ma come FIA sto spingendo per estendere l’omologazione Rally2 e attirare Stellantis, Škoda e altri.
L’obiettivo è avere un’unica categoria che unisca Rally1 e Rally2, con una vettura utilizzabile anche nel rallycross.


Giacomo: Quindi Ford non sarà in Rally1 nel 2027?

Malcolm: Ad oggi, assolutamente no. Per questo stiamo valutando la possibilità di costruire una nostra auto M-Sport. Il rally è la mia vita, non voglio lasciarlo, ma l’investimento è enorme. Stiamo valutando se possa esserci un ritorno.

Giacomo: Questo darebbe più libertà di sviluppo.

Malcom: Sicuramente. E se lo faremo, dovrà essere la miglior macchina possibile. È l’unico modo per sopravvivere. Abbiamo vinto al debutto con le ultime cinque auto che abbiamo progettato: è una tradizione che vogliamo mantenere.

Giacomo: Il rally sarà mai completamente elettrico?

Malcolm: Non nel futuro prevedibile. Dal 2027 in poi la porta è aperta, ma un’auto elettrica oggi non può affrontare i rally WRC così come sono.

Giacomo: Se costruirete una vostra auto, pensi già ai piloti?

Malcolm: È presto, ma sì. Amo sviluppare giovani talenti. Però, per vincere, bisogna pagare il prezzo: non possiamo permetterci piloti come Ogier o Loeb.

Giacomo: È il momento più critico della storia del rally?

Malcolm: Per M-Sport sì. Quando Ford si ritirò nel 2013 fu difficile, ma oggi è ancora più complesso. Vogliamo essere nel WRC, ma servono finanziamenti esterni. La decisione per il 2026 non è ancora presa.

Giacomo: La tua passione è ancora fortissima. Cosa ti motiva?

Malcom: A febbraio compirò 70 anni. Molti non capiscono la mia spinta, ma questo è stato la mia vita. Abbiamo 240 dipendenti qui e 90 in Polonia: ho una grande responsabilità. Ho coinvolto anche mio figlio.
E poi credo ancora che, con i piloti giusti, possiamo vincere. È questo che mi spinge.

Giacomo: Ultima domanda: sei felice del ritorno di Lancia?

Malcolm: Molto felice. So che tutti gli italiani lo sono. Sto lavorando con Stellantis per riportarli come costruttore. I costi del Rally2 e i regolamenti 2027 rendono tutto più sostenibile.
Sono abbastanza fiducioso che Lancia possa essere presente come costruttore nel 2027. È un mio obiettivo come membro FIA.

Giacomo: Credo che tu e Mouton siate le persone che tengono vivo il sogno del rally. Grazie.

Malcolm: Grazie a te. Godetevi il Roger Albert Clark, è un evento fantastico.

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